I dazi sono un’imposta che si applica sulle merci in arrivo da un Paese straniero e sono imposti con il presupposto politico di proteggere la produzione interna dalla concorrenza estera. Si esprimono in valore percentuale del prezzo di vendita e di solito ricadono concretamente sull’importatore, che lo paga alla dogana del Paese di ingresso. Uno strumento che fino a qualche anno fa gli economisti ritenevano superato, una misura la cui efficacia era stata messa in dubbio sia dalla teoria economica, che aveva provato la loro natura distorsiva e controproducente, sia dai benefici di decenni di globalizzazione e libero scambio. Un tributo che sin dagli anni Novanta la comunità internazionale ha cercato di limitare, anche grazie ad accordi commerciali e alla partecipazione di un numero crescente di Paesi all’Organizzazione Mondiale del Commercio, un ente internazionale che ha l’obiettivo di favorire il libero scambio e limitare misure protezionistiche e arbitrarie che potrebbero ostacolare i commerci. Ciò che conta dell’effetto dei dazi è il loro carattere redistributivo all’interno della società, cioè come incide sulla distribuzione del reddito tra ricchi e poveri: agiscono da una parte sui prezzi, generalmente facendo aumentare il costo generale della vita; e dall’altra sui redditi, poiché solo se ben congegnati potrebbero portare a un aumento della produzione nazionale di un certo prodotto, dunque favorire l’occupazione del settore. Tuttavia a guadagnarci sono sempre i governi, che incassano il valore dei dazi tramite le dogane.

I dazi al centro delle politiche mondiali

La concorrenza con la Cina, le difficoltà di interi settori economici e la recente crisi di popolarità del modello cosiddetto «neoliberista» hanno riportato i dazi al centro delle politiche commerciali mondiali. Questo è avvenuto con un grande contributo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che già durante la sua prima amministrazione (2017-2021) impose dazi doganali su merci che arrivavano dall’Unione Europea, penalizzando, almeno per l’Italia, il settore agroalimentare. Va ricordato che l’Ue è un caso particolare, poiché è un’unione doganale. Ciò significa che tra i Paesi al suo interno non ci sono dazi o vincoli al commercio, e che con gli altri Paesi si relaziona come un’entità unica. La vicenda tra Unione Europea e Stati Uniti nacque per una storica diatriba che vi era tra la Boeing e la Airbus, i due principali produttori di aeromobili, l’uno statunitense, l’altro francese. Trump accusava l’Unione Europea di sussidiare eccessivamente la Airbus, a discapito dei voli commerciali di marca Boeing sui cieli europei e di avere tra i suoi membri un Paese, come l’Italia, colpevole di essere troppo dipendente commercialmente dalla Cina (il cosiddetto memorandum d’intesa della Via della Seta firmato nel marzo 2019). In quegli anni la Commissione Europea, ridusse di molto le tariffe doganali per l’esportazione di merce cinese: cellulari, cd, dvd, macchinari, logistica militare ecc. 

La guerra commerciale tra l’America e la Cina

La pandemia, che ha causato inevitabili ritorsioni globali anche sul piano economico, ci impedisce di comprendere come siano state effettivamente le politiche protezionistiche di Trump, dato che anche il mercato globale si bloccò. Sta di fatto che la successiva amministrazione Biden ridusse, ma non abolì, poiché non esiste tuttora un mercato unico tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, le tariffe doganali e consolidò il suo protezionismo tecnologico verso la Cina, temendo che essa potesse diventare leader mondiale nel settore. La nuova amministrazione Trump, insediatasi lo scorso 20 gennaio, per ora ha emanato un ordine esecutivo relativo all’inasprimento di tariffe doganali per i prodotti chimico farmaceutici provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese. Non importa, dunque, il colore politico di appartenenza tra i governi, specialmente quello americano, ma si constata facilmente che da anni è in atto una guerra commerciale tra l’America e la Cina nel contendersi il primato di leader commerciali globali, creando apposite zone di influenza economica, come il caso di Panama o, anche in toni bellicosi, della Groenlandia.

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