La strage di Bologna e la pista palestinese

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Dietro al terribile avvenimento della strage di Bologna del 2 agosto 1980 si celano molti misteri, che dopo quarant’anni restano irrisolti. Per la magistratura sembra tutto chiaro e assodato: terrorismo fascista finanziato da Licio Gelli che, in combutta con i servizi segreti deviati, fecero morire 85 innocenti per rovesciare la democrazia in Italia. Eppure è presente un’altra pista che da oltre 40 anni viene accantonata. È la cosiddetta <<pista palestinese>>. È giusto, come ha scritto qualche giorno fa Beppe Boni sul Resto del Carlino, rispettare le sentenze, ma è altresì giusto approfondire tutto ciò che può fugare ogni ragionevole dubbio.

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Tuttavia lo stesso ex presidente del consiglio e poi presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, parlò di <<incidente>> capitato a un palestinese che trasportava una bomba per un attentato da compiere all’estero>>. Ed è proprio qui che emergerebbe il <<lodo Moro>>, ossia l’accordo segreto che Aldo Moro aveva siglato nel 1973 con le organizzazioni terroristiche palestinesi. L’accordo prevedeva il transito di armi ed esplosivi sul  territorio italiano, in cambio essi garantivano di non colpirci con attentati. Un accordo che secondo molti funzionò fino alla fine del 1979, quando a Ortona tre esponenti del Collettivo di via Volsci vennero arrestati mentre trasportavano due missili terra-aria sovietici che erano proprietà dell’Fplp, Fronte popolare per la liberazione della Palestina di Yasser Arafat, di matrice marxista. Insieme a loro venne arrestato anche Abu Saleh, il rappresentate del Fplp in Italia che, si scoprì, aveva sul proprio comodino il numero di telefono del colonnello Stefano Giovannone, che in quegli anni controllava il Medio Oriente per conto dell’Italia. Quando in luglio iniziò il processo a Saleh, <<il presidente del tribunale riceve una missiva da parte dell’OLP in cui si minacciava l’Italia di una ritorsione per aver rotto l’accordo se non avessero posto in libertà Abu Saleh, i loro compagni del collettivo di via dei Volsci e non avessero restituito le armi di loro proprietà>>. Gli imputati furono tutti condannati, e così il colonnello Giovannone sottolineò le minacce dei palestinesi:<<La ritorsione è nell’aria e il clima si fa teso>>. Per molti sembra tutto chiaro, ma i cablo di Giovannone rimangono, le parole di Saleh pure.

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