
Fu la notizia del massacro dell’Amba Alagi nel 1895 a spingere il giovane ufficiale Pietro Badoglio (28 settembre 1871; 1 novembre 1956) a chiedere di andare volontario in Africa. Vi arrivò dopo la sconfitta di Adua e restò due anni in Eritrea al comando della guarnigione di Adi Caieh, a 2.500 metri di altitudine. Nel 1911 non mancò di partecipare alla Guerra di Libia, entrando nello Stato maggiore del generale Frugoni. Assunse ruoli di responsabilità e comando che lo portarono a essere decorato e promosso per meriti in battaglia. Durante la Prima guerra mondiale ebbe importanti comandi sul fronte austriaco fino ad arrivare al ruolo di sottocapo di Stato maggiore del generale Armando Diaz, designato comandante in capo dopo Caporetto. Divenuto Capo di Stato maggiore dell’Esercito prima nel 1919 e poi di nuovo nel 1925, nel 1926 venne nominato Maresciallo d’Italia.
La nomina a governatore della Tripolitania e Cirenaica
Fu nel 1928 che riprese il suo antico rapporto con le terre coloniali: in quell’anno Mussolini lo nominò governatore della Tripolitania e Cirenaica, con l’obiettivo di portare finalmente a compimento la riconquista delle regioni libiche. Cosa che fece con vigore e anche con una certa dose di spietatezza, soprattutto per quanto riguarda la Cirenaica, che fu domata tra il 1930 e il 1931, dopo che Badoglio dispose, tra le altre cose, la deportazione di centomila abitanti che riteneva humus per i ribelli in tredici campi di concentramento.
La guerra d’Etiopia
Tornò in patria nel 1934. Ma presto l’Africa sarebbe di nuovo tornata a incrociare la sua strada: Mussolini pianificava la guerra in Etiopia, a cui Badoglio si professò contrario. Ciononostante si occupò dei preparativi e poi alla fine del 1935 sostituì Emilio De Bono al comando delle truppe d’invasione. In questa veste riorganizzò l’armata italiana e respinse la controffensiva etiope. A lui va ascritta la vittoria decisiva dell’Amba Aradam ma va anche imputato l’uso di gas in battaglia, tanto che nel 1948 l’Etiopia ottenne dall’Onu di inserirlo nella lista dei criminali di guerra, senza però che venisse mai perseguito. Fu Badoglio a entrare per primo vittorioso nella capitale nemica Addis Abeba. La vittoria gli fruttò il titolo di viceré d’Etiopia, ma lasciò presto l’incarico al generale Rodolfo Graziani.
La nomina a capo del governo e l’armistizio dell’8 settembre

Più che titubante nei confronti della partecipazione italiana alla Seconda guerra mondiale, non ebbe ruoli di rilievo finché il 25 luglio 1943 fu chiamato dal re a guidare il governo, conducendo l’Italia all’armistizio dell’8 settembre e poi alla cobelligeranza con gli Alleati. Delle colonie non ebbe più modo di occuparsi.





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