Francesco Crispi. Foto Ansa

Un entusiasta promotore dell’espansionismo coloniale italiano fu Francesco Crispi (1818 – 1901), un garibaldino che partecipò alla Spedizione dei Mille e che aveva preso la strada della politica divenendo leader della sinistra storica alla morte di Agostino Depretis. Ricoprì il ruolo di presidente del Consiglio dal 1887 al 1891 e poi dal 1893 al 1896, e fu fautore di una politica estera forte e al fine di garantire l’imperialismo italiano sostenne la Triplice alleanza.

L’occupazione di Massaua

Già nel 1882 Crispi si era espresso favorevolmente alla proposta britannica di un’occupazione congiunta anglo-italiana dell’Egitto, rifiutata dal governo in carica. «L’Africa vi sfugge», fu il concetto fondamentale da lui espresso nel discorso del 1884 in cui accusava Depretis e il ministro Mancini di proseguire «l’imbelle» politica estera dei moderati e di non comprendere la necessità per l’Italia di non rimanere assente dall’espansionismo coloniale che impegnava tutti gli Stati europei. Parole che diedero una forte spinta all’occupazione di Massaua nel 1885. Crispi preferiva un impegno nel Mediterraneo, ma si accontentò: «L’Italia è ad Assab, è a Massaua e in altri luoghi dell’Africa e deve restarci» disse a questo proposito.

Trattato di Uccialli

Quando nel 1887 divenne primo ministro subito inviò un corpo di spedizione in Eritrea per rioccupare Dogali e Saati. Nel 1889 promosse il Trattato di Uccialli con il quale sperava di sottoporre l’Etiopia a un protettorato italiano. Nel 1890 istituì formalmente la colonia di Eritrea e fu sempre il suo governo ad avviare l’espansione in Somalia. Si impegnò a fondo perché l’avanzata italiana nel Corno d’Africa procedesse al meglio, e questa sua politica riscosse grandi consensi in patria. Costretto a dimettersi nel 1891, Crispi tornò a essere primo ministro nel 1893 e continuò a fare dell’espansione coloniale uno dei perni della sua politica governativa. Nel gennaio 1895 festeggiò le vittorie a Coatit e Senafè, ma fu un canto del cigno.

La disfatta di Adua

L’occupazione italiana di Adigrat nel Tigrè etiope fu l’ultimo dei successi coloniali di Francesco Crispi. La Tribuna Illustrata, Anno III, N. 15.

L’avanzata italiana nel Tigrè, che portò all’occupazione di Adua, Axum e Adigrat, e alla penetrazione fino all’Amba Alagi, spinse il ras tigrino Mangascià e il negus Menelik ad allearsi. Cosi il 7 dicembre 1895 giunse la sconfitta dell’Amba Alagi, poi la resa di Macallè e infine il 1° marzo 1896 gli italiani subirono la disfatta di Adua, in buona parte dovuta proprio alle pressioni di Crispi perché si attuasse a ogni costo una strategia offensiva. Fu proprio Adua a segnare la definitiva conclusione della parabola politica di Crispi, che si dimise da primo ministro quattro giorni dopo.

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