I profughi uccisi dalla furia di Israele sono morti senza nome né volto. L’accampamento di Tel al Sultan, dove migliaia di sfollati avevano trovato un rifugio per mesi, è apparso come un terreno annerito ricoperto di tende bruciate, lamiere contorte e oggetti carbonizzati. E su di esso madri in lacrime accanto ai corpi senza vita dei figli e uomini impegnati ad avvolgere i morti nei kafan, i teli bianchi diventati il simbolo dei civili innocenti uccisi dai bombardamenti israeliani. Domenica sera il campo di tende si è trasformato in pochi attimi in un cerchio di fuoco; corpi di uomini, donne e bambini divorati dalle fiamme. Le conseguenze maggiori le hanno subite civili innocenti come è quasi sempre accaduto in otto mesi di offensiva contro Hamas, in realtà contro tutta Gaza.
A Gaza come in Sri Lanka nel 2009

Il block 2371 di Rafah, il perimetro designato come «zona umanitaria sicura» dall’esercito israeliano il 22 maggio, prima che lo bombardasse il 26 maggio massacrando almeno 45 civili rifugiati nelle loro tende – fa tornare alla mente il telegramma confidenziale del 2009 intercettato da Wikileaks, in cui si descriveva il dramma dei civili negli ultimi giorni della guerra civile in Sri Lanka. Il telegramma raccontava come il vescovo di Mannar avesse telefonato per chiedere all’ambasciata di intervenire in favore di sette preti cattolici intrappolati in una cosiddetta No Fire Zone, allestita come spazio sicuro dall’esercito dello Sri Lanka. Il vescovo stimava che ci fossero ancora tra 60.000 e 75.000 civili confinati in quella zona, situata su un piccolo pezzo di terra costiera grande circa due volte Central Park. Dopo la telefonata del vescovo, l’ambasciatore Usa parlò con il ministro degli Esteri dello Sri Lanka, chiedendogli di allertare i militari che la maggioranza delle persone rimaste nella No Fire Zone erano civili – era, sembrerebbe, preoccupato che a causa dell’intenso fuoco d’artiglieria quella striscia di terra lungo il mare fosse diventata una trappola mortale. In modo simile all’esperienza dei palestinesi che attualmente si rifugiano a Rafah, a un certo punto l’esercito dello Sri Lanka dichiarò unilateralmente di aver creato delle No Fire Zone, incoraggiando la popolazione civile a dirigersi lì attraverso dei volantini lanciati dagli aerei e recapitando il messaggio con dei megafoni. Mentre circa 330.000 profughi interni si ammassarono in queste zone, le Nazioni Unite costruivano dei campi temporanei, e insieme a tante organizzazioni umanitarie fornivano cibo e assistenza medica alla popolazione disperata. Ma sembra che anche le Tigri Tamil si fossero ritirate nelle No Fire Zone sulla striscia di terra costiera, dove avevano precedentemente costruito una complessa rete di bunker e fortificazioni, e da dove hanno poi condotto la loro ultima resistenza. Mentre l’esercito dello Sri Lanka sosteneva di essere impegnato in «operazioni umanitarie» destinate a «liberare i civili», un’analisi delle immagini satellitari, e numerose testimonianze, hanno rivelato che i militari attaccano continuamente quell’area con colpi di mortaio e fuoco d’artiglieria, trasformando le zone sicure in campi di morte.
Le bombe sui civili
Fra 10.000 e 40.000 civili intrappolati sono morti nelle cosiddette zone sicure, mentre migliaia sono rimasti gravemente feriti, spesso lasciati a terra per ore e giorni senza ricevere cure, perché praticamente ogni ospedale – sia permanente che temporaneo – era stato colpito. Le similitudini tra lo Sri Lanka del 2009 e Gaza nel 2024 sono sorprendenti. In entrambi i casi, l’esercito ha imposto lo spostamento di migliaia di civili, indicandogli di riunirsi in zone sicure dove non gli sarebbe stato fatto del male. In entrambi i casi, i militari hanno poi bombardato le zone sicure, uccidendo e ferendo indiscriminatamente un gran numero di civili. In entrambi i casi, l’esercito ha bombardato anche le unità mediche responsabili di salvare le vite dei civili. In entrambi i casi, i capi militari hanno giustificato gli attacchi, ammettendo di aver bombardato le zone sicure, ma sostenendo che le Tigri Tamil e Hamas fossero responsabili delle morti civili in quanto si erano nascosti fra la popolazione usandola come scudo umano. In entrambi i casi, i paesi occidentali hanno criticato l’uccisione di innocenti, ma hanno continuato a dare armi agli eserciti. Ma mentre in Sri Lanka c’è voluto tempo per raccogliere le prove delle violazioni, e condurre delle indagini indipendenti, l’attenzione globale su Gaza, e le immagini in live streaming di bambini decapitati e corpi carbonizzati nel block 2371 possono prevenire una ripetizione completa dell’orrore dello Sri Lanka. L’eccidio a Gaza non sta avvenendo di nascosto. I media hanno mostrato come la «zona sicura» al sud di Wadi Gaza sia stata colpita con bombe da 2.000 kg, uccidendo migliaia di palestinesi che si rifugiano lì.





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