Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea 

Henry Kissinger, potente Segretario di Stato Usa negli anni Settanta, non ha mai saputo quale numero digitare per parlare col detentore del potere europeo. Si tenga presente che l’Unione Europea di allora non aveva la rilevanza politica di oggi e che, almeno fino alle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, la risposta che potremmo dare al quesito di Kissinger, recentemente scomparso, è questa: Ursula Von Der Leyen, attuale Presidente della Commissione Europea. L’Unione Europea, almeno fino alle precedenti legislature, non aveva mai avuto un Presidente di Commissione così potente e così influente come lo è attualmente la Von Der Leyen. Il precedente governo europeo, guidato da Jean Claude Junker, era logorato non solo dalle divisioni interne, ma anche dalla crisi del debito sovrano, parzialmente risolta dall’allora Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, e dalla crisi migratoria, ancor’oggi non superata. Eppure la leadership europea della Von Der Leyen era già partita con affanno: le elezioni europee del 2019, in Francia e in Italia, erano state vinte dalla Lega di Salvini e dal Front National di Le Pen, esponenti di spicco dell’anti-europeismo e ciò fu la ragione per la quale Angela Merkel, per consolidare il suo asse franco-tedesco con Macron (asse già inaugurato con la presidenza Hollande) trattò per l’elezione alla guida della Commissione in favore della Von Der Leyen, già suo Ministro della Difesa. Ciò non fu semplice, perché, la Von Der Leyen fu eletta con pochissimi voti di scarto grazie anche a una convergenza tra le forze politiche europee, diversissime tra loro. La maggioranza in questione comprendeva i gruppi dei socialisti, popolari, liberali e dei verdi. Questa modalità di elezione fu denominata «maggioranza Ursula» proprio per la sua eccessiva trasversalità, che finì per logorare il rapporto tra Salvini e il Movimento cinque stelle, che, insieme al Partito Democratico e a Forza Italia, decise di votare per la Von Der Leyen.

Von der Leyen candidata ufficiale del Ppe per secondo mandato

Dopo cinque anni, il Partito Popolare Europeo ha deciso, non proprio all’unanimità, di candidare nuovamente la Von Der Leyen alla guida della Commissione. Il suo governo è stato segnato da una grave pandemia, come quella del Covid 19, che ha portato la Commissione ad impegnarsi in prima persona per la campagna vaccinale e l’introduzione del green pass, anche senza che i Trattati europei delegassero specifiche competenze all’Unione Europea in materia sanitaria. Grande banco di prova per la Commissione Von Der Leyen è stato lo scoppio della guerra in Ucraina, che ha de facto imposto ai singoli Stati non solo il continuo invio massiccio di armi e di strumenti di logistica militare, ma ha rilanciato l’ambiziosissimo piano della nascita di un esercito europeo e di una Comunità Europea di Difesa, che possa difendere i confini europei senza l’ausilio militare della Nato, a prevalenza statunitense o, peggio, della Russia, grande potenza militare.

Meloni si smarca da Von der Leyen

Giorgia Meloni con Ursula von der Leyen

Però, tiepida all’ipotesi di un Von Der Leyen bis è la premier italiana Giorgia Meloni, la quale ha ribadito che, fino a quando non ci sarà l’esito elettorale, l’ipotesi di un bis alla Commissione europea non sarà certo. Un «no» definitivo sembrano essere arrivati da Le Pen, Salvini e Orban, il trio più euroscettico dell’Europa. Possibilista, ma per il rotto della cuffia, Macron, il quale appoggerebbe la candidatura solo per non portare acqua al mulino alle opposizioni politiche francesi. Maggiore scetticismo da parte di Scholz, cancelliere tedesco, esponente del Partito socialdemocratico, diretto avversario dell’Unione Cristiano Democratica, guarda caso proprio il partito di provenienza della Von Der Leyen. Scholz non vorrebbe dare troppo credito ad un partito, o alla stessa coalizione del Partito Popolare Europeo, che comunque in Germania sono all’opposizione.

Inchieste, attacchi politici e uno scenario di inedite difficoltà complicano la corsa a un secondo mandato alla guida della Commissione Europea


Malgrado il peso politico della Commissione sia cresciuto, la Von Der Leyen non riesce a liberarsi delle difficoltà interne che hanno caratterizzato l’inizio del suo mandato. A risolvere quelle crepe all’epoca c’era Angela Merkel, maestra delle grandi coalizioni, ma oggi che la Merkel non c’è più nel panorama politico, chi garantirà la riconferma della Von Der Leyen, anche dopo l’avvio di indagini sulla compravendita dei vaccini e su nomine politiche che vedono coinvolti uomini del suo entourage?

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