Vittorio Emanuele di Savoia, figlio dell’ultimo re d’Italia, Umberto II

Vittorio Emanuele di Savoia, unico figlio maschio di Umberto e Maria José, nacque il 12 febbraio 1937 a Napoli. L’erede (mancato) al trono, a undici anni riparò in Svizzera, insieme ai genitori, dopo il referendum del 1946. Trascorse una gioventù turbolenta, tanto che suo padre, per punizione, gli revocò l’appannaggio mensile.

L’amore per Marina Doria e l’affronto alle leggi dinastiche

Marina Doria, Vittorio Emanuele e il figlio Emanuele Filiberto

Poco più che ventenne s’innamorò di Marina Ricolfi Doria, una campionessa svizzera di sci nautico senza ascendenze nobili. Umberto ostacolò il fidanzamento: il matrimonio diseguale era contrario alle leggi dinastiche dei Savoia. Sposando Marina, Vittorio Emanuele avrebbe perso ogni diritto di successione al trono per sé e per i suoi discendenti. Invece, il giovane si autoinvestì re con il nome di Vittorio Emanuele IV, nominò Marina duchessa di Sant’Anna di Valdieri e, l’11 gennaio 1970, la sposò a Las Vegas con rito civile. Il 7 ottobre 1971 ripeté il matrimonio a Teheran con rito religioso. Dall’unione nacque il figlio Emanuele Filiberto, che vide la luce a Ginevra il 22 giugno 1972.

Vittorio Emanuele e l’amicizia con Reza Pahlavi

In quegli anni Teheran e la Persia, come ancora si chiamava all’epoca, erano una delle mete preferite di Vittorio Emanuele. Lo scià Reza Pahlavi era suo amico e a lui il Savoia vendette elicotteri da combattimento Agusta e altri armamenti. C’era il sospetto che una parte delle forniture militari fosse destinata a finire altrove, in Paesi sottoposti a embargo come il Sudafrica o la Giordania, o all’Olp. Ma la magistratura non riuscì mai a dimostrarlo.

I processi, le condanne e le assoluzioni

Dirk Hamer (a sinistra) e Vittorio Emanuele nel 1978 – ©Getty

I guai con la giustizia, però, continuarono. Nel 1978 Vittorio Emanuele colpì accidentalmente con una pallottola di fucile un giovane tedesco, Dirk Hamer, che morì dopo quattro mesi di agonia. Alla fine Vittorio verrà assolto, ma con una condanna per porto abusivo d’armi da fuoco. Nel 2002, con la modifica costituzionale, corona il sogno di rientrare in Italia, ma l’indice di gradimento di casa Savoia appariva decisamente basso. Nel 2006 il re mancato finì in un altro guaio: accusato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, nonché di sfruttamento della prostituzione, fu arrestato e condotto a Potenza. Lì passò una settimana in cella prima di essere messo agli arresti domiciliari in una casa dei Parioli. Al processo, però, fu assolto con formula piena. E nel 2015 arrivò l’indennizzo dello Stato per i giorni trascorsi ingiustamente in galera: 40mila euro, che egli dichiarò di voler devolvere in beneficienza.

Lascia un commento

In voga