Se nel 1912 si costituì uno stato d’Albania, il merito fu anche dell’Italia, che aveva voluto questa nuova compagine statuale nei territori dell’ormai dissolto impero Ottomano, sperando di attrarla nella propria orbita. Non a caso tra i compensi richiesti dall’Italia per entrare nella Grande guerra a fianco delle potenze occidentali, ratificati dal patto di Londra dell’aprile 1915, figurava lo strategico porto di Valona e una striscia di territori sufficienti per metterlo in sicurezza. Quanto al resto del giovane Paese balcanico, sarebbe diventato un protettorato italiano. Nel 1915, spazzata via dalla scena la Serbia, l’impero austro-ungarico aveva invaso l’Albania. Per difendere le loro prerogative, gli italiani avevano dovuto inviare un forte contingente allo scopo di tenere Valona e fornire soccorso a quel che restava dell’esercito serbo in rotta. Nel giro di due anni, la situazione si capovolse: mentre le forze dell’Intesa avanzavano, gli austroungarici furono costretti a recedere anche dal teatro albanese. Per Roma fu l’occasione di far dilagare il proprio corpo di spedizione ben oltre i confini albanesi, contendendo alla Grecia parti dell’Epiro, e portando il tricolore in alcune aree del Montenegro e della Macedonia. Da questa posizione di forza nel giugno del 1917 fu proclamata l’indipendenza albanese sotto l’egida di un protettorato italiano.
Nel 1920 l’Italia abbandona l’Albania

Alla fine del conflitto, però, a Parigi le potenze vincitrici sposarono la dottrina del presidente americano Thomas Woodrow Wilson, secondo cui ogni popolo avrebbe dovuto autodeterminarsi. Questo principio faceva del patto di Londra carta straccia. Ma la situazione non era comunque più gestibile: a Tirana si era insediato un governo anti-italiano, e l’ammutinamento di reparti di bersaglieri, stanchi della guerra, sconsigliava al governo italiano di ricorrere alle maniere forti per conservare le sue prerogative. Nel 1920 all’Italia liberale non restò dunque che abbandonare l’Albania, incluso il porto di Valona (con l’eccezione di una piccola isola, inadeguata alle esigenze di potenza). Una decisione inevitabile, ma che avrebbe instillato in Mussolini quel forte senso di rivalsa che, di lì a pochi anni, avrebbe proiettato di nuovo l’Italia verso il piccolo Paese balcanico.





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