
Con la riforma costituzionale voluta dal Governo Meloni, che sarà oggetto di discussione nel Consiglio dei Ministri il prossimo venerdì prima della proposta ufficiale alle Camere, oltre a modificare i criteri di nomina del premier, si modificherà anche la figura dei senatori a vita, facendo sopravvivere, secondo le prime indiscrezioni, solo l’automaticità del ricoprimento della carica per gli ex Presidenti della Repubblica, abrogando il potere di questi ultimi di nominarne.
Cariche vitalizie, non solo in Italia

L’Italia non è certo l’unico, sebbene ormai ne siano pochi, Stato del mondo a prevedere all’interno del proprio ordinamento cariche vitalizie. Pensiamo alle monarchie, siano esse ereditarie (come nel Regno Unito) o elettive (come nello Stato Pontificio); anche in questi casi il sovrano ricopre la carica per tutta la vita. Addirittura negli Stati Uniti d’America, il Presidente nomina i giudici della Corte Suprema che sono, per espressa previsione costituzionale, cariche vitalizie. Questo perché si voleva evitare che, qualora questi avessero cessato il mandato di una delle cariche più influenti in assoluto come lo è il giudice costituzionale negli Usa, essi si degradassero a «riserve della Repubblica» e ambissero a ricoprire altre importanti cariche pubbliche accondiscendendo però uno schieramento politico a discapito dell’altro. Proprio per questo motivo la legge in questione, malgrado la sua longevità (oltre duecento anni) non è mai stata seriamente messa in discussione.
La Costituzione italiana, sin dalla sua entrata in vigore, ha previsto la presenza dei senatori a vita (art.59), questi sono di diritto, salvo rinunzia, i Presidenti della Repubblica dal cessar del loro mandato, sia personalità che abbiano «illustrato la Patria in ambito scientifico, letterario e artistico». Ma perché sono controverse queste figure? Sin da subito non era chiaro il loro numero massimo per una mera questione letterale. Infatti, il precedente articolo della Costituzione, prima di essere modificato, dava al Presidente della Repubblica la possibilità di nominare cinque senatori a vita; non era chiaro se cinque fosse il numero massimo consentito al Presidente della Repubblica nell’esercitare il suo potere di nomina o il numero massimo dei senatori a vita che potevano sedere sui banchi di Palazzo Madama. Pertini e Cossiga interpretarono la legge nel primo senso, nominandone cinque nei loro rispettivi mandati, Scalfaro, non a caso ultimo Presidente della Repubblica ad aver ricoperto la carica di membro dell’Assemblea Costituente, a causa di questo dilemma, ritenne opportuno non nominarne nessuno.
Il referendum del 2020
Nel 2020, con l’approvazione referendaria, entrò in vigore non soltanto il taglio dei parlamentari ma anche il fatto che, in ogni caso, il numero dei senatori a vita non può essere superiore a cinque. Perché allora, anche dopo questa modifica costituzionale, la figura dei senatori a vita è ancora messa in discussione? Non è tanto per il loro dilagante assenteismo al Senato, dato che anche i colleghi democraticamente eletti non brillino certo per la grande presenza in aula; la risposta può esserci data, ironia della sorte, proprio da Francesco Cossiga che fu uno dei Presidente della Repubblica ad averne nominati più degli altri. Egli, proprio da senatore a vita, si fece portavoce di un disegno di legge che abolisse la figura dei senatori a vita poiché, la loro funzione può creare «gravi distorsioni politico istituzionali nelle maggioranze parlamentari deboli». Viene criticato non l’assenteismo ma la loro eccessiva influenza nella tenuta delle maggioranze parlamentari. Tale influenza sarebbe inopportuna perché il senatore a vita, essendo parlamentare per nomina e non per elezione, non partecipa al dibattito politico elettorale ed eccessiva, se non inopportuna, è quindi la sua influenza. Pensiamo al fatto che un senatore a vita come Gianni Agnelli, nel 1999, spiegando il suo voto di fiducia al Governo D’Alema (il primo esecutivo a guida di un ex comunista) disse che «un governo di sinistra è l’unico che oggi può fare politiche di destra nel nostro Paese». E Gianni Agnelli di certo non aveva provenienze politiche di sinistra, immaginiamo quindi l’impatto che poterono avere le sua parole. Sarà l’approvazione della riforma costituzionale a modificare quindi la tanto controversa figura dei senatori a vita?






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