Edifici distrutti da un bombardamento israeliano a Gaza (foto Ap)

Uccisi nell’attesa dell’invasione

In attesa dell’invasione di terra nella Striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano, scivolano come un dettaglio quei morti che già ci sono. Sono più di cinquemila i morti palestinesi dall’inizio dell’assedio, in maggioranza donne e bambini, mentre lo stesso governo israeliano parla di centinaia di capi di Hamas colpiti, così confermando anche nei numeri che la guerra è fatta ai civili. Solo tra domenica e lunedì sono morti in quasi cinquecento, dicono le fonti dalla Striscia. Malgrado l’invasione si faccia attendere. Sono morti nell’attesa.

Convoglio con gli aiuti umanitari. A rischio la vita dei neonati

Altri 17 camion di aiuti umanitari – come dire poco o nulla – sono stati lasciati passare dal valico di Rafah. Ma nessuno portava benzina o gasolio. Gaza è precipitata in un mondo pre industriale: non c’è più carburante. E se le auto stanno ferme con i serbatoi a secco, la carenza di combustibile apre scenari drammatici negli ospedali, dove tutti i macchinari sono fermi. E tra questi, le incubatrici. L’Unicef avverte: a Gaza City è a rischio la vita di almeno 120 bambini nati prematuri. «Attualmente abbiamo 120 neonati nelle incubatrici, di cui 70 con ventilazione meccanica, e ovviamente questo è il motivo per cui siamo estremamente preoccupati», ha detto il portavoce dell’Unicef, Jonathan Crickx

Un ragazzo palestinese piange la morte dei suoi familiari a Rafah – foto Ap

Senza energia elettrica e sistemi idrici

L’energia elettrica è una delle preoccupazioni principali per i sette reparti specializzati sparsi per Gaza che trattano i bambini prematuri per aiutarli a respirare e fornire un supporto fondamentale, ad esempio quando i loro organi non sono sufficientemente sviluppati. Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, circa 160 donne partoriscono ogni giorno a Gaza. Lo stesso fondo stima inoltre che ci siano 50.000 donne incinte in un territorio di 2,4 milioni di persone. Nella Striscia rimasta senza energia elettrica – l’ultima centrale si è spenta una settimana fa – sono paralizzati anche i sistemi idrici. E tra la popolazione costretta a bere acqua sporca, secondo quanto segnalano le Nazioni Unite, si stanno moltiplicando i casi di varicella, scabbia e diarrea.

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