
Non aveva nulla della severa morigeratezza materna, la devota Maria Clotilde di Savoia, e quasi tutto del padre, l’ateo e sciupafemmine Napoleone Giuseppe, nipote dell’aquila corsa. Maria Letizia Bonaparte divise la sua gioventù tra Parigi, dove era nata nel 1866, e Torino, preferendo senza riserve l’abbagliante Ville Lumière alla severa capitale sabauda. Brillante e colta, insofferente del cerimoniale di corte, al quale preferiva le lunghe cavalcate sulle colline torinesi e le amatissime corse automobilistiche di cui fu spesso madrina, Letizia aveva un corpo pieno e femminile, e non faceva nulla per nasconderlo. Ella non disdegnava abiti scollati e gioielli capaci di valorizzarne la naturale avvenenza.
Il matrimonio con Amedeo di Savoia
Quando venne il momento di darla in sposa, si decise di unirla al cugino Emanuele Filiberto, erede del titolo di Duca d’Aosta. Ma sull’irrequieta donzella di casa Savoia aveva già messo gli occhi il Duca d’Aosta in persona, Amedeo di Savoia, vedovo quarantunenne, rispettivamente zio di Letizia e padre del promesso sposo. Nonostante la differenza d’età e la consanguineità dei coniugi, il matrimonio fu celebrato. Durò poco: giusto il tempo per Letizia di dare alla luce Umberto, e si ritrovò vedova a soli ventiquattro anni. Ancora giovane e bella, decise di non risposarsi, preferendo muoversi libera nei salotti della Belle Époque e concedersi amori fugaci, infischiandosene degli scandali che provocava.
L’amore impossibile
Quando già aveva compiuto cinquant’anni si innamorò di un ufficiale di una ventina di anni più giovane, un amore impossibile per l’epoca, che invece la ribelle Letizia visse alla luce del sole. Rimasero insieme fino alla morte di lei nel 1926.






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