
Attaccare i civili è un crimine dei peggiori. Lo stabilì già nel 1945 la Carta del tribunale militare internazionale di Norimberga, che all’articolo 6c definì in questo modo i crimini contro l’umanità: «Assassinio, sterminio, riduzione in schiavitù e altri atti inumani commessi contro popolazioni civili prima o durante la guerra». Sono dei crimini gli attacchi terroristici di Hamas: lanciare migliaia di razzi sulle città israeliane, uccidere i civili, prendere degli ostaggi. E sono dei crimini le rappresaglie del governo israeliano di Benjamin Netanyahu: bombardare le città palestinesi e le aree densamente abitate, assediare e privare di cibo, acqua ed elettricità un’intera popolazione.
Le parole di Pizzaballa
Oggi è difficile capire cosa accadrà in Terra Santa e quale sarà la via di uscita, come si muoveranno le grandi potenze, chi potrà mediare e tra chi. Perché è vero, come ha detto al Corriere della sera il Patriarca Latino di Gerusalemme, il cardinal Pierbattista Pizzaballa, che Hamas non è tutti i palestinesi. La maggior parte dei palestinesi non si riconosce certo in Hamas, nella jihad, nell’estremismo. Ma sono poco ascoltati. Ed è altrettanto vero che sotto il fragore delle armi una trattativa è possibile ma solo in silenzio, discretamente.
Luoghi sacri, luoghi di scontro
I luoghi sacri sono sempre di più resi luoghi di scontro. La fede derisa e deturpata, soprattutto quella cristiana, come da tempo ci ricordano i patriarchi di Terra santa e il Custode, latini, ortodossi, armeni, copti. A Gaza c’è un parroco cattolico, a cui Papa Francesco ha più volte telefonato, che nella sua chiesa ospita centinaia di famiglie di rifugiati. Chiede aiuto. Come chiede ascolto il cardinal Pizzaballa, che da tempo invoca una pace basata sul rispetto dei diritti di tutti, non su concessioni fra due popoli.





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