
Il 28 ottobre 1940 l’Italia attaccò la Grecia. Era una scelta rischiosa, perché sottraeva risorse che sarebbero state molto utili al generale Rodolfo Graziani, impegnato in Egitto. E anche politicamente incomprensibile, dato che in Grecia comandava Ioannis Metaxas, un militare che vedeva nel fascismo un modello. L’Italia stava ripetendo l’esperienza dell’attacco alla Francia. In questo caso, al posto delle Alpi c’erano i monti dell’Epiro e l’aggravante che si era fatto inverno. Benito Mussolini, però, non intendeva aspettare. Senza metterlo al corrente, Hitler aveva appena invaso la Romania, ampliando la sua influenza nei Balcani, e questo fece sentire Mussolini costretto a una qualche contromossa: «Questa volta lo ripagherò con la stessa moneta», aveva detto a Galeazzo Ciano. Una decisione che, assurdamente, faceva seguito a quella presa solo qualche settimana prima, di smobilitare 600mila uomini, quasi che l’Italia non fosse in guerra.
La dichiarazione di guerra
Il 26 ottobre il duce ordinò alle forze armate stanziate in Albania di attaccare il Paese ellenico, convinto che 140mila uomini e un paio di settimane sarebbero stati ampiamente sufficienti. Per incoraggiare i suoi generali, aveva dichiarato: «Do le dimissioni da italiano se qualcuno trova delle difficoltà per battersi con i greci». Alle 3 di notte del 28 ottobre l’ambasciatore italiano ad Atene aveva consegnato a Metaxas un ultimatum in cui si chiedeva la resa entro tre ore. All’ovvio rifiuto era scattato l’ordine di attacco. Al confine tra Albania e Grecia pioveva da diversi giorni, i fiumi erano in piena, le strade difficili da percorrere. Agli italiani mancava l’attrezzatura invernale ed erano quindi esposti al gelo. Ma a difendere la Grecia, priva di artiglieria e di carri armati, era soprattutto il patriottismo dei suoi abitanti, mentre il morale degli italiani, che non capivano le ragioni di quella guerra, organizzata frettolosamente, era basso.
Un effimero successo delle truppe italiane

Le forze italiane riuscirono a sfondare soltanto in alcuni punti del fronte, soprattutto grazie agli alpini della Julia. Ma fu un successo effimero, perché in breve finirono circondate dai greci. Che non solo fermarono l’avanzata italiana, ma cominciarono a ricacciare gli aggressori, inseguendoli fino all’interno dell’Albania. Uno smacco che influì profondamente non solo sul prosieguo della guerra, ma anche sull’immagine del governo italiano, che nonostante la propaganda non fu in grado di tenere nascosta la grave sconfitta, definita da Indro Montanelli «una smargiassata di Mussolini».





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