Giorgio Napolitano è stato il primo Presidente della Repubblica Italiana ad essere eletto per due mandati consecutivi, nel 2006 e nel 2013. La sua, oltre che per tale ragione, è stata una presidenza particolare se non anomala nella storia del Paese. Soprannominato dal Time nel 2011 «King George» per aver rappresentato l’unità nazionale in un grave momento di crisi finanziaria (il paragone era con Giorgio VI, Re del Regno Unito durante la Seconda guerra mondiale) e investito da L’Espresso come uomo dell’anno, sempre nel 2011, per aver esortato i partiti a sostenere un governo tecnico senza parteciparvi direttamente nella sua composizione (difatti i ministri erano tutti tecnici, quindi estranei alla politica).

Il presidente interventista
Napolitano è stato un presidente, durante i suoi quasi dieci anni di permanenza al Quirinale, molto interventista. Non è stato di certo il primo a rivestire un ruolo non solo neutrale ma di coordinamento e di avvertenze nei confronti della classe politica, pensiamo a Francesco Cossiga e ad Oscar Luigi Scalfaro. Ma i suoi interventi hanno avuto maggior impatto politico istituzionale: pensiamo al rinvio alla Camere del decreto legge del Governo Berlusconi sull’impossibilità di interrompere le alimentazioni artificiali forzate (caso Englaro docet) oppure aver fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro la decisione della Procura di Palermo di far uso di una intercettazione telefonica che ritraeva lui e Nicola Mancino, all’epoca esponente di spicco del Csm, che a suo dire era politicamente inopportuna in quanto sia lui che Mancino estranei ai fatti ed infine, ruolo attivo in politica estera se pensiamo alla decisione di spedire un contingente militare in Libano e accogliere le richieste della Commissione Europea sull’austerità finanziaria.
Il rispetto dei principi Costituzionali
Ma perché tutto ciò è stato possibile? Napolitano è andato oltre ciò che gli consentiva la Costituzione? Ha svolto un ruolo che non gli competeva nell’esortare le forze politiche ad emanare riforme del sistema? Tema attuale dato che un disegno di riforma costituzionale è in dirittura di arrivo al Consiglio dei Ministri. La risposta è certamente negativa se si pensa all’essere andato oltre la Costituzione, Napolitano non è andato oltre la Costituzione dato che quest’ultima concepisce la figura del Presidente della Repubblica come un’istituzione a fisarmonica, cioè espande e fa sentire i suoi poteri nei casi in cui le forze politiche che concorrono alla vita del Paese sono deboli. Insomma, dove la politica è debole, inconsistente, la presidenza della repubblica è più penetrante e forte, quindi nessuna violazione della Costituzione o assunzione di comportamenti costituzionally incorrect.






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