Il 19 giugno 1815, dopo lunghi mesi di trattative si chiudeva, presso il castello di Schonbrunn, il Congresso di Vienna, voluto dalle potenze europee che avevano vinto Napoleone (Regno Unito, Prussia, Austria e Russia) e i rappresentanti della Francia sconfitta, più una serie di nazioni minori. Le finalità erano chiare: ridisegnare la mappa e tracciare i confini dell’Europa dopo i terribili sconvolgimenti della Rivoluzione francese e le guerre che ne erano seguite. Klemens von Metternich, cancelliere di stato e ministro degli esteri austriaco, avrebbe coniato a tale proposito una massima divenuta famosa: «Gli abusi del potere generano le rivoluzioni; le rivoluzioni sono peggio di qualsiasi abuso. La prima frase va detta ai sovrani, la seconda ai popoli».

L’Europa doveva rinascere dalle sue ceneri senza stravolgimenti di sorta. E il risultato fu il trionfo della continuità con il passato, la restaurazione dell’Ancien Régime, che si sarebbe dovuto reggere su due principi fondamentali: legittimità, in base alla quale le case regnanti avrebbero dovuto riavere il trono spettante, e l’equilibrio, secondo cui era necessario bilanciare la grandezza territoriale delle maggiori potenze e creare stati cuscinetto al fine di garantire una pace duratura. E sarebbe stato il «principio d’intervento» a garantire l’ordine futuro: se uno stato fosse stato minacciato da disordini, senza essere in grado di sedarli, gli altri avrebbero potuto intervenire per eliminare ogni minaccia. Una sorta di «santa alleanza» ben espressa dall’articolo sei del trattato: «Per assicurare l’esecuzione (…) e consolidare i legami ora così uniti i Quattro Sovrani per la felicità del mondo hanno concordato di rinnovare i loro incontri a periodi prefissati (…) per la considerazione di misure per la serenità e prosperità delle Nazioni e per il mantenimento della Pace in Europa». L’Italia, sottoposta all’egemonia austriaca, veniva suddivisa in dieci stati: Regno di Sardegna, Lombardo-Veneto, Ducato di Parma e Piacenza, Ducato di Modena e Reggio, Ducato di Massa e Carrara, Granducato di Toscana, Ducato di Lucca, Stato della Chiesa, Repubblica di San Marino e Regno delle Due Sicilie, nato nel 1816 dalla fusione del Regno di Napoli e del Regno di Sicilia. Il Sud Tirolo, Trentino e Venezia Giulia erano invece parte integrante dell’Austria. L’idea di uno Stato unitario, agognata da molti, naufragava di fronte al ritorno dei sovrani e alla presenza della secolare autorità pontificia. Iniziava la lunga e difficile parentesi risorgimentale, con la nascita dei primi movimenti clandestini organizzati in società segrete, in particolare, la Carboneria nel 1815,  che avrebbero portato ai primi moti rivoluzionari di Napoli e Torino (1820-21) e all’insurrezione di Modena (1831). Tutti repressi per l’intervento delle truppe asburgiche.

Lascia un commento

In voga