Il 1980. Inizia subito male, con l’uccisione a Palermo di Piersanti Mattarella – il presidente della Regione siciliana fratello dell’attuale presidente della Repubblica – colpito dalla mafia per quel suo progetto di voler costituire una giunta con l’appoggio del Pci. Poco più di un mese dopo tocca a Vittorio Bachelet, vicepresidente del Csm e docente universitario, cadere sotto i colpi questa volta delle Brigate Rosse. Poi a Walter Tobagi, firma del Corriere della Sera, ucciso da aspiranti brigatisti capeggiati da un certo Marco Barbone, subito «pentitosi». Sul fronte opposto sono i Nar a uccidere il giudice Mario Amato a una fermata d’autobus. Il 27 giugno i giornali sono pieni di articoli e commenti per l’arresto del potente banchiere Michele Sindona, quando nei cieli dell’isola di Ustica, un bagliore improvviso provoca la morte di 81 persone (77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio) che si trovavano sul DC9-Itavia esploso in volo. L’aereo, partito dall’aeroporto di Bologna alle 20:08, con quasi due ore di ritardo, aveva proseguito regolarmente la rotta per Palermo fino alle 20:59, quando si era verificato l’ultimo contatto radio con il controllo di Roma: dalle 21:04, cioè 9 minuti prima del previsto atterraggio a Punta Raisi, non aveva più risposto. Alle 21.15 il Comando del Soccorso aereo di Martina Franca (Ta) fa alzare in volo da Ciampino i primi aerei ricognitori, a cui si aggiungono nelle ore successive elicotteri, aerei e navi. Solo alle prime luci dell’alba vengono avvistati i primi rottami, una enorme macchia di carburante e alcuni corpi. In quel punto, la profondità del mare rasenta i 4mila metri.

I resti del DC-9 all’interno del museo

Le prime ipotesi e i depistaggi

Con le prime ipotesi dei giornali sulle cause di quella tragedia, prende corpo uno dei tanti «misteri d’Italia» destinati a restare ancora oggi senza soluzione. Cedimento strutturale o bomba a bordo? L’aereo è stato colpito da un missile durante una battaglia aerea tra caccia libici e francesi o ha impattato un altro velivolo? Le indagini che si susseguiranno nei decenni, contraddistinte da molti depistaggi e testimonianze più o meno attendibili, non approderanno a nulla di concreto, nonostante 2 milioni di pagine di istruttoria, l’interrogatorio di oltre 4mila testimoni, 115 perizie, 80 rogatorie internazionali e 300 udienze processuali per un totale che supera i 150 milioni di euro di spesa.

Le ultime dichiarazioni di Amato

Ex Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana

Fino alle recenti dichiarazioni a mezzo stampa dell’ex premier, Giuliano Amato che, in una intervista a La Repubblica, rilancia la tesi del missile francese destinato a Gheddafi, smentendo quanto dichiarato in passato:«La versione più credibile è quella della responsabilità dell’aeronautica francese, con la complicità degli americani e di chi partecipò alla guerra aerea nei nostri cieli la sera di quel 27 giugno. Si voleva fare la pelle a Gheddafi, in volo su un Mig della sua aviazione. E il piano prevedeva di simulare un’esercitazione della Nato, con molti aerei in azione, nel corso della quale sarebbe dovuto partire un missile contro il leader libico: l’esercitazione era una messa in scena che avrebbe permesso di spacciare l’attentato come incidente involontario».

I resti del Dc-9 e la verità lontana

I resti del Dc-9, recuperati fra il 1987 e il 1991 e riassemblati, si trovano nel Museo della Memoria di Ustica a Bologna. Chi si aspettava novità sostanziali dalla desecretazione degli atti decisa dal governo Renzi è rimasto deluso: nulla di decisivo è emerso in modo comprovato, probabilmente la verità non verrà mai alla luce.

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