Mafalda con i figli Maurizio ed Enrico negli anni ’30

Due principesse di Casa Savoia furono fieramente avverse al nazismo e una di loro pagò addirittura con la vita la sua opposizione. Si trattava della sorella e della moglie dell’erede al trono, Umberto. Alla prima, Mafalda di Savoia, nata il 19 novembre 1902, i rapporti altalenanti fra Germania e Italia durante la Seconda guerra mondiale riservarono un destino beffardo. Sposò infatti un nobile tedesco, il principe Filippo d’Assia-Kassel, acquisendo la cittadinanza germanica e il rango di langravia d’Assia-Kassel. Con l’avvento al potere di Hitler, nel 1933, il progressivo avvicinamento fra Germania e Italia fu inizialmente favorevole alla carriera del marito, tanto che Filippo divenne governatore dell’Assia e ufficiale delle SS. Quando, l’8 settembre 1943, l’Italia si arrese agli Alleati, i nazisti non vollero più fidarsi di alcun membro della famiglia SavoiaMafalda fu sorpresa dalla notizia dell’armistizio mentre tornava a Roma da un viaggio in Bulgaria. Mentre suo marito veniva degradato e deportato nel lager di Flossenburg, su di lei si strinse una trappola. Giunta a Roma, venne attirata nell’ambasciata tedesca e arrestata, il 24 settembre, per finire nel campo di prigionia di Buchenwald. Dopo quasi un anno, un bombardamento aereo americano devastò il campo colpendo anche la baracca di Mafalda, che fu ferita gravemente e morì dopo quattro giorni di agonia, il 28 agosto 1944. 

Maria José del Belgio in un ritratto fotografico di Ghitta Carell del 1946

Maria José, nata il 4 agosto 1906 e figlia del re del Belgio Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, entrò nella famiglia sabauda nel 1930, sposando il principe Umberto. Si trovò presto in contrasto con il fascismo, sia perché di tendenze socialdemocratiche, sia perché, dopo l’invasione del Belgio nel 1940, considerava i tedeschi nemici della sua gente. Maria José cominciò a frequentare segretamente vari antifascisti, tra cui Benedetto Croce, Ivanoe Bonomi e Ugo La Malfa. Il 3 ottobre 1942 si incontrò con monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro papa Paolo VI, in casa della baronessa Grénier, per sondare la disponibilità diplomatica del Vaticano a mediare con gli Alleati per l’uscita dell’Italia dal conflitto. Montini la indirizzò presso la nunziatura apostolica in Spagna, per cui tramite venne aperto un contatto con l’ambasciatore inglese a Madrid, Sir Samuel Hoare. Gli inglesi fecero capire che una pace separata era possibile solo con un governo non fascista. Dopo l’armistizio del 1943 Maria José si rifugiò in Svizzera, ma rientrò in Italia nel febbraio del 1945, a guerra ancora in corso, attraversando le Alpi sugli sci. Nel maggio del 1946 sarebbe divenuta, anche se per un mese soltanto, l’ultima regina d’Italia, morendo poi in esilio, ormai vegliarda, il 27 gennaio 2001.

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