Uno dei più importanti protagonisti del Risorgimento fu Alfonso La Marmora. Nato a Torino nel 1804, dopo aver frequentato l’Accademia militare nella capitale sabauda fece numerosi viaggi all’estero e studiò l’organizzazione militare dell’esercito prussiano, che si stava imponendo come il più moderno ed efficiente d’Europa. Carlo Alberto, sovrano del Regno di Sardegna, che comprendeva anche il Piemonte e la Liguria, intuì le sue capacità e gli offrì l’incarico di riorganizzare l’artiglieria piemontese. Ministro della Guerra già nel 1848, La Marmora partecipò alla Prima guerra d’indipendenza. Dopo l’abdicazione di Carlo Alberto, tornato ministro, rimodernò l’esercito sabaudo, introducendo il reclutamento nazionale e due diversi periodi di ferma: uno di cinque anni e un altro, più breve, per addestrare un numero maggiore di soldati da richiamare in caso di guerra. La Marmora fu soprattutto, con Camillo Benso conte di Cavour, l’eroe della guerra di Crimea a cui partecipò nel 1855 come comandante supremo di un contingente di 18mila uomini. Lavorò alacremente a livello diplomatico prima del conflitto, recandosi a Londra per incontrare la regina Vittoria e tessendo una rete di contatti che si rivelarono di sostegno fondamentale ai piani di Cavour.

Dopo l’armistizio di Villafranca, che pose le premesse per la fine della Seconda guerra d’indipendenza, sostituì Cavour, dimissionario, come capo del Governo, dal luglio 1859 al gennaio 1860. La Marmora negli anni seguenti mise la sua esperienza organizzativa al servizio dello Stato, che si stava strutturando. Nel 1865 avviò i negoziati con la Prussia per la guerra comune contro l’Austria. Quando questa scoppiò, assunse il comando dell’esercito, ma nel 1866 l’incerta condotta della campagna lo portò alle dimissioni e alla decisione di ritirarsi a vita privata. La morte lo colse a Firenze nel 1878.






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