L’assedio di Torino del 1706 è legato indissolubilmente alla memoria di Pietro Micca, il soldato sabaudo che si sacrificò, facendosi saltare in aria, per impedire ai francesi di penetrare in città attraverso una galleria. Non aveva ancora trent’anni quando morì, essendo nato il 6 marzo 1677 ad Andorno Sagliano (in seguito ribattezzato, in suo onore, Sagliano Micca), un paesino a nord di Biella. Per quel poco che si sa di lui, Pietro lavorò come muratore prima di arruolarsi e nel 1704 sposò una certa Maria Caterina Bonino, che gli diede un figlio. Entrò nell’esercito attorno al 1705, nella compagnia minatori del Corpo reale di artiglieria. Fu in prima fila nelle operazioni sotterranee che accompagnarono il terribile assedio francese, con un continuo duello nell’oscurità fra i soldati del Re Sole, impegnati a scavare gallerie per avanzare sotto le mura nemiche, e i militari sabaudi, intenti a intercettare i tunnel avversari. Nel caso i francesi fossero riusciti a invadere i cunicoli di contromina piemontesi, si prevedeva di far saltare cariche di polvere pirica per fermare i nemici con crolli prestabiliti.

Fu quello che accadde nella notte tra il 29 e il 30 agosto 1706, quando i francesi invasero la galleria in cui erano di guardia Micca e un commilitone. Poiché non c’era tempo di preparare un innesco che facesse saltare il cunicolo, Pietro ordinò al compagno di fuggire e diede fuoco alle polveri, pur sapendo che non sarebbe sopravvissuto. Lo scoppio uccise il granatiere piemontese ma anche tre compagnie di soldati nemici, facendo crollare il tunnel e bloccando l’infiltrazione francese. La portata del sacrificio non fu subito compresa. Il comandante della guarnigione di Torino, Giuseppe Maria Solaro della Margherita, sostenne che l’impresa non fu un atto di deliberato coraggio, bensì il frutto di un errore nel calcolare i tempi dell’esplosione.
Neppure i Savoia si dimostrarono riconoscenti: Vittorio Amedeo II concesse alla vedova dell’eroe il misero vitalizio di due pagnotte al giorno. Ci vollero anni prima che la memoria dell’umile soldato fosse degnamente omaggiata. Cominciò, nel 1782, il conte Felice Durando di Villa con il libro Elogio di Pietro Micca, a cui seguirono opere agiografiche come il dramma Pietro Micca (composto da Vittorio Bersezio e rappresentato per la prima volta nel 1852), e l’omonimo film, diretto da Aldo Vergano nel 1938.






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